Non so se mettere questo post sotto Politica o creare una nuova categoria “Barzellette”… però vedo che Alessio Butti fa il senatore, per cui…
Via Scripta volant vengo a conoscenza di un disegno di legge per la corretta utilizzazione della rete Internet (anche in PDF), conosciuto in rete come “contro la pornografia su Internet”, presentato dal senatore Butti circa tre settimane fa. Vediamo un po’ cosa dice:
Art. 1
1. È vietato istituire siti nella rete INTERNET i cui contenuti siano finalizzati, direttamente o indirettamente:
- alla istigazione al consumo, alla produzione o allo spaccio di sostanze stupefacenti;
- alla istigazione alla violenza e alla consumazione di reati;
- alla divulgazione o alla pubblicizzazione di materiale pornografico o di notizie o di messaggi pubblicitari diretti all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori di anni diciotto.
Uno dice: “ok, se è per l’adescamento e lo sfruttamento sessuale dei minori e quelle altre cose”, però poi:
Art. 3.
1. L’autorità per le garanzie nelle comunicazioni può autorizzare la diffusione di siti della rete INTERNET i cui contenuti siano parzialmente simili a quelli vietati ai sensi dell’articolo 1, purché tali siti siano protetti da appositi codici di accesso.
A parte il “parzialmente simili” che inserito in un testo di legge fa ridere se non piangere… ma allora questi siti sono legali! Quindi non si parla di sfruttamento e/o adescamento di minori… altrimenti non si può consentire l’accesso, seppur con una password! Come si può scrivere un DDL con delle idiozie del genere?
Ma attenzione, la perla deve ancora arrivare:
4. I fornitori dei siti individuati ai sensi del comma 1 (dell’articolo 3 appena sopra, ndr) consentono l’accesso agli utenti solo dopo la comparsa di un avviso che ne segnala la natura ed eventualmente dopo l’invio di una password o di altre informazioni che diano una ragionevole certezza della maggiore età dell’utente.
Qua viene il dubbio che si pensi di regolamentare l’insieme di tutti i siti internet…
È praticamente impossibile, a meno di filtrare l’accesso con una sorta di “proxy di stato”, pratica allegramente in uso in Cina.
E ora il gran finale!
Art. 2.
1. Il servizio di polizia delle telecomunicazioni nell’ambito dei compiti individuati con il decreto di cui al comma 15 dell’articolo 1 della legge 31 luglio 1997, n. 249, vigila sulla liceità e sulla moralità del contenuto dei siti della rete INTERNET accessibili al pubblico, dandone comunicazione all’autorità giudiziaria.
Evvai! Tuo zito ezere krantemente imorale… nein pubblikaren! Kein autoritzazionen!
Anche qui, controllo globale su tutti i siti internet… son giusto 2 o 3
Spettacolare poi un passaggio della relazione introduttiva!
gli 8.000 bambini che «navigano» nella rete INTERNET per una media di tre ore e mezzo giornaliere
A parte il “quanto bambini? Sotto che età?”… li ha contati uno per uno? Saranno mica soli 5.000? O magari 10.000? 12.000? Chi offre di più?
Vabbè dai: tasto destro, elimina, svuota cestino.















Salve, sono Alessio Butti, quello che ha presentato il ddl al quale si riferiscono i vostri commenti. Non solo siete disinformati, non sapete neppure leggere!!!
Non promuovo una crociata contro la pornografia sia essa veicolata su internet o da altri mezzi.
Chiedo la tutela dei minori e provvedimenti contro la cosiddetta pedopornografia che ha raggiunto e forse oltrepassato il livello di guardia.
Va bene la democrazia su internet, ma non si possono fare nomi di persone e parlare di provvedimenti senza essere correttamente informati.
Alessio Butti
Buongiorno.
Ammesso e non concesso che lei sia veramente il senatore Butti (si sa, i burloni su internet sono sempre presenti: qui un altro possibile esempio, e verificare è praticamente impossibile), la ringrazio per la risposta, ma allo stesso tempo la invito a controbattere nel merito.
In primo luogo penso di essere abbastanza informato: ho letto il testo di legge e la relazione introduttiva, e ho commentato questi testi nei loro passaggi principali e/o più controversi, almeno secondo la mia opinione. Disinformata è una persona che critica essendosi limitata a leggere solamente il titolo di un articolo su un qualsiasi quotidiano, non certo chi legge ciò che commenta, analizzando punto per punto.
Detto questo, la critica principale - tralasciando l’aspetto un po’ goliardico della chiusa - è relativa al pressapochismo del testo, che contiene una locuzione oltremodo vaga quale “parzialmente simili”, che probabilmente non si utilizza neppure quando si ordina un’automobile: “salve signor concessionario: vorrei un’auto parzialmente simile a quella Ford Focus!”, figuriamoci in un testo di legge che affronta un problema di cui lei rimarca giustamente l’estrema delicatezza.
Secondariamente, ma non con meno importanza, critico una contraddizione che lascia veramente basiti: l’articolo 1, al comma 1, impedisce che vengano diffusi determinati contenuti (comportamento che, peraltro, ricade già in altre fattispecie di reato), mentre l’articolo 3, comma 1, permette la diffusione di contenuti “parzialmente simili” a quelli appena vietati, purché l’accesso sia regolato attraverso un opportuno meccanismo di controllo.
Ora: capirà bene che questa politica lascia perlomeno molto perplessi. Qual è la ratio che rende lecita la pubblicazione di contenuti parzialmente simili alla “istigazione alla violenza e alla consumazione dei reati” (di cui all’art. 414 cp) oppure “all’adescamento o allo sfruttamento sessuale dei minori degli anni diciotto”, ancorché protetti da una password o metodi analoghi? Se lei vede una spiegazione ragionevole in tutto ciò, ci faccia sapere.
Ometto volutamente il resto delle critiche, c’è già molto di cui discutere.
La ringrazio per l’intervento.
Saluti.
Per correttezza ho modificato il titolo del post, forse lei si riferiva a questo aspetto: d’altra parte- per avere una buona visibilità su Google - bisogna utilizzare le keyword “giuste”, e visto che il provvedimento è stato presentato all’opinione pubblica sotto questa veste… per avere speranza di essere letti, bisogna utilizzare questi piccoli sotterfugi.